sabato 28 giugno 2014

Corso di riconoscimento dlle erbe a Ceresole


Andiamo a riconoscre le erbe commestibili nei prati, lungo i ruscelli, vicino alle baite, sulle rocce.
Poi impariamo a cucinarle, e le mangiamo!!

lunedì 28 ottobre 2013

I fricioi alle erbe spontanee



Noi associamo la racolta delle erbe alla primavera, ma come vi ho già detto anche in autunno ne rispuntano tantissime, anzi gran parte delle sementi cadute in estate germoglia in settembre, e le erbette possiamo raccoglierle ora.
Quest'autunno così caldo, andando a fare un giro per prati, campi e uliveti, potete facilmente trovare la silene, il caccialepre, i papaveri, il crespigno, il cardo campestre, la borraggine, oltre alle solite malva e ortica.
Per preparare in maniera insolita tutte queste erbette ecco una ricetta stupenda, che non conoscevo neanch'io, inventata da Cristiana della Terra di Mezzo, un'agriturismo vicino a Castellamonte, sulle colline ai piedi della Bella Addormentata .

l'orto, con vista sulla pianura piemontese

Cristiana è bravissima, si diverte a rielaborare ricette tradizionali o a metterne a punto di nuove con una creatività notevole, usando le erbe spontanee in maniera sempre appropriata. La presentazione dei piatti è curatissima e fantasiosa, la quantità di ogni preparazione non eccessiva, così che non mangi troppo, ma ti diverti ad assaggiare tutte le raffinatissime portate. Fra l'altro non è gelosa delle sue ricette, e mi ha dato quelle che le ho chiesto.
Io adoro le chenelle alla borraggine (poi vi darò la ricetta anche di quelle), le creps, le lasagne e le zuppe di erbe.


Il pane e le fragranti focacce li fanno loro, come anche la birra nel microbirrificio, le composte di frutta e le varie conserve di verdura, tutte con ingredienti autoprodotti o comprati dai vicini e accuratamente selezionati.


Carne e formaggi provengono da allevamenti al pascolo, e Ivan ha messo a punto con gli allevatore formaggi e salumi con la sua birra.

Purtroppo quest'estate non ho pensato di fotografare i vari piatti, ed ora ho poche cose da farvi vedere.



Veniamo ai fricioi, frittelline leggermente croccanti e non unte.

ingredienti:
1kg di erbe miste (biete selvatiche, ortiche, malva, papavero, silene, buon enrico...a seconda della stagione), o anche di una sola varietà
3 uova
un bicchiere di latte
farina
un cucchiaio di parmigiano grattugiato
mezza bustina di lievito istantaneo
un pizzico di saporita (misto di spezie Bertolini)
noce moscata
olio per friggere, sale, pepe

Lessate le erbe, strizzatele, tritatele e aggiungete le uova, un pizzico di noce moscata grattugiata, sale , pepe, un bicchiere di latte, il parmigiano, il lievito e il misto di spezie. Aggiungete tanta farina quanto basta per ottenere un composto non troppo molle, eventualmente aggiustatelo con un altro po' di latte. Dev'essere di una consistenza tale che, messo nell'olio a piccole cucchiaiate, formi delle frittelline di circa 1,5 cm di spessore: la prima volta vi conviene fare qualche prova per capire qual'è la giusta morbidezza.
In una padella capiente scaldate l'olio e buttate a cucchiaiate le frittelle. Giratele e friggetele da entrambi i lati. Asciugate la frittura su carta paglia e servite.

Cristiana a una lezione della fattoria didattica

lunedì 16 settembre 2013

La marmellata di corniole



Molti di voi probabilmente non conoscono i cornioli, arbusti o piccoli alberi della nostra flora che crescono al margine dei boschi, nelle siepi, nelle radure e prediligono in particolare le sponde dei ruscelli. In primavera si ricoprono di piccoli fiorellini gialli ed in quel momento è facile individuarli nella vegetazione ancora tutta a riposo.
In agosto o settembre (ci sono piante più precoci ed altre più tardive) maturano frutti rossi simili a piccole olive. Da crudi questi frutti sono aspri e allappano, tranne quando sono molto maturi e assumono un colore rosso scuro. Il sapore dei frutti cambia molto da pianta a pianta, io ne ho trovato uno che li fa buonissimi, ma se ne riescono a raccogliere pochi perchè è sul bordo della riva di un ruscello e sotto ci sono tutti rovi. Quest'autunno mi farò le talee.
Fare la marmellata di corniole, se si conoscono alcuni accorgimenti, è meno laborioso di quello che si possa pensare. A me ha insegnato la mia amica Sabrina, vera esperta di marmellate di frutti di bosco. (se andate al link ho lasciatoquesto post, ma niente di quello che vedrete purtroppo esiste più: la Sabrina ha ceduto l'agriturismo per problemi col socio e non fa più le marmellate e mio padre è morto).


Ma torniamo alla nostra marmellata: innanzi tutto le corniole non si raccolgono una ad una, ma si mette un telo sotto l'albero e si scuote con delicatezza per farle cadere, sistema che accellera notevolmente i tempi. E' importante non scuoterlo con forza, ma leggermente, perchè così non si danneggia l'albero e inoltre cadranno soltanto le corniole ben mature.
Sabrina poi le lascia per un giorno stese all'ombra ad addolcirsi, ma siccome quelle che ho raccolto quest'anno erano molto mature non l'ho fatto. Non mettetele comunque assolutamente al sole una volta raccolte, diventano molli subito, ma rimangono aspre.
Lavate le corniole, mettetele in una pentola con pochissima acqua e fatele bollire finchè non iniziano a spaccarsi: a questo punto prendete un colino grande a maglie larghe, che siano di poco più piccole dei semi delle corniole, e passatele, prima mescolando con un cucchiaio e poi aiutandovi con una mano, premendole contro la rete del colino e stringendole nel pugno.



Per passarle meglio potete verso la fine mescolarle con un pochino d'acqua.
Rimettete la polpa passata sul fuoco e fate addensare rapidamente alla giusta consistenza, mescolando spesso. Aggiungete lo zucchero, in questo caso io ne metto un pò più del solito, circa 300 o 400 grammi per kg, fate voi come vi piace di più, mescolate, spegnete il fuoco e invasettate. Io sterilizzo i vasetti mettendoli in una pentola d'acqua, avvolti in teli perchè non si rompano sbattendo tra loro, e facendoli bollire per 25 minuti.
Questa marmellata si può usare sul pane con un buon burro d'alpeggio o come salsa per accompagnare carni e formaggi.


mercoledì 3 luglio 2013

Come essicare la lavanda





Ora è il momento di raccogliere e far essicare la lavanda.
Come tutti gli altri fiori va colta in una giornata di sole e ventilata, preferibilmente la mattina, dopo che si è asciugata la rugiada, poi legata a mazzi ed appesa all'ingiù, in un luogo ombroso e arieggiato.
Si appende perchè così i fiori non si incurvano in giù durante il tempo dell'essicazione.
Prima di raccoglierla guardate delle previsioni del tempo affidabili ed accertatevi che per alcuni giorni non piova (a meno che non abbiate un essicatore).
Dopo aver raccolto i fiori accorciate i rametti di sei-sette cm circa, questo aiuta a tenere le piante più compatte. In genere io sono contraria alle potature, ma in alcune piante, che in natura si sono adattate ad essere brucate dagli animali, queste sono necessarie e prolungano la vita delle piante invece che accorciarla, come succede solitamente.



Il trucco per averla bellissima e con un colore più intenso è raccoglierla quando è ancora in boccio, appena prima che si schiudano i fiori.
Questo mi è stato insegnato dal dott. Sauro Biffi, direttore del Giardino delle Erbe di Casola Valsenio, in Romagna.




Se ne avete la possibilità andate a visitarlo, preferibilmente in questa stagione, così potrete vedere la fioritura delle lavande, coltivate in file una accanto all'altra, e scegliere quelle che più vi piacciono.



Le mie preferite sono la "Abrialis", perchè ha il colore molto intenso una volta essicata e spighe grandi ed eleganti, e il lavandino"Grosso", che non so per quale motivo, ma attira una varietà di farfalle molto maggiore delle altre, infatti sulle sue file volano farfalle di tanti tipi differenti, mentre sulle altre vanno quasi solo le cavolaie.




 Quando si va conviene avere del tempo a disposizione, perchè è facile ed estremamente piacevole perdersi sulle ampie terrazze, fra piante sconosciute, o viste solo in fotografia, profumi inebrianti, fioriture dai colori sapientemente accostati, voli di innumerevoli e indaffaratissimi impollinatori.

Echinacea angustifolia


Echinopo
Oltre alle lavande, nelle terrazze potrete ammirare la collezione delle piante medicinali, quella delle commestibili e quella delle mellifere per le api e gli altri impollinatori, che è la mia preferita.




Mi trattengo dal mettere altre foto perchè diventerebbe un post troppo lungo.



venerdì 28 giugno 2013

Il giardino dei rododendri selvatici




Lo so che non dovrei pubblicare sempre dei reportage fotografici, ma delle belle ricette e consigli per il giardinaggio, però non ho resistito alla tentazione di farvi vedere questo giardino naturale stupendo che ho trovato ieri per caso andando a prendere il latte.


E' molto difficile vedere giardini fatti dall'uomo altrettanto belli.


La fioritura dei rododendri, di tante diverse sfumature di rosa, è piuttosto effimera, ma qui un mese fa era coperto di narcisi e genziane e fra poco fioriranno le grandi infiorescenze rosa vivo dell'epilobio, si vedono già i fusti spuntare dietro alle rocce.


Nel prato davanti ora ci sono bistorte, fiteuma blu, arnica, paradisia ed altre sconosciute.


Fra i rododendri le bellissime felci maschio, festuca glauca, piccoli sorbi degli uccellatori e, come dicevo prima, l'epilobio.





martedì 18 giugno 2013

Bibita frizzante di fiori di sambuco - Socata de soc

Questa è una deliziosa bibita frizzantina, da bere d'estate in alternativa a quelle del supermercato, che come sappiamo non sono molto salutari.
La ricetta me l'ha data Rodica, che viene dalle montagne della Romania. Lì la preparano tutti, specie in campagna, e ognuno ha ovviamente la sua ricetta.


Per 2 litri d'acqua abbiamo usato

2 cucchiai di zucchero di canna (nella ricetta originale 4, vedete un pò voi cosa preferite)

8 fiori grandi di sambuco

un limone

un cucchiaino scarso di pasta madre liofilizzata, se l'avete fresca naturalmente è meglio

Mettete in un vaso di vetro grande l'acqua, i fiori liberati di gran parte dei piccioli, lo zucchero. Grattugiate la parte gialla della buccia di limone, spremete il succo e aggiungeteli agli altri ingredienti. Mescolate con un cucchiaio di legno, il metallo non va bene.
Coprite il vaso con un tovagliolo pulito, fermandolo con un cordoncino o un'elastico e mettetelo al sole per tre giorni, mescolando ogni giorno. Se quando preparate questa bibita è ancora freddo di notte, alla sera ritiratela in casa e rimettetela al sole al mattino. Passati i tre giorni filtratela attraverso un colino su cui avete messo una garza e imbottigliatela, non riempendo completamente la bottiglia, lasciatene vuoto circa un quinto perchè la bibita continuerà a fermentare. Riponetela in cantina o un altro luogo fresco. Si manterrebbe per molti mesi, l'unico problema è che in realtà essendo molto buona finisce subito.
Attenzione a quando l'aprite perchè è spumante e può saltare via il tappo!
Con queste dosi viene forse molto concentrata, ma preferisco farla così, poi diluirla eventualmente con altra acqua.

Si può preparare anche con i fiori secchi, anzi Rodica ha usato proprio questi perchè dice che riesce più dolce.


Così mi sono fatta una scorta di fiori secchi raccogliendo gli ultimi che ho trovato  in montagna, e ne ho approfittato per prendere anche l'acqua di sorgente, che sicuramente per fare questa preparazione è la migliore.