venerdì 6 maggio 2016

I prossimi laboratori e corsi

Ecco finalmente le date dei miei corsi


 





DOMENICA 22 MAGGIO E DOMENICA 12 GIUGNO

LABORATORIO DI CUCINA CON I FIORI E LE ERBE

Ritrovo ore 9,30 nel parcheggio del municipio di Vidracco
 

 Il laboratorio è nella bellissima sede dell'onlus "Spazzi di campagna", vicino a Vidracco.

Raccolta di fiori commestibili ed erbe nel parco 

Dimostrazione e lezione sulle basi della cucina con i fiori e le erbe

Pranzo con i cibi preparati durante il laboratorio

Nel pomeriggio è possibile, per chi vuole, fare una visita guidata al vivaio per vedere la nostra collezione di erbe spontanee commestibili



 

giovedì 17 settembre 2015

Crepes di grano saraceno al buon enrico


In montagna sta già arrivando l'autunno.
In questo momento, dopo un'estate bruciata dall'anticiclone africano,  sono ben poche le erbe a nostra disposizione.
Una delle poche ancora fresche e utilizzabili è il buon enrico (Chenopodium bonus enricus), che cresce spontaneo in montagna vicino alle malghe, in terreno umido e arricchito dal letame delle mucche.

malga in montagna: vicino crescono ortiche, romice, rabarbaro alpino e buon enrico

Quest'anno ho sperimentato la sua coltivazione a quota bassa, cioè nel mio orto a 500 metri slm. Pensavo che avesse problemi a causa dell'estate troppo calda, invece è cresciuto benissimo. Non l'ho piantato in pieno sole, perchè ho notato che le erbe che in montagna crescono in posizioni soleggiate si trovano a volte anche in collina, ma all'ombra.
Il mio l'ho messo sotto un pero ai margini dell'orto, in terreno ben concimato che riceve il sole del mattino.
Le mie piantine però sono ancora piccole e hanno poca semente, così sono andate in montagna a prendermi i semi che mi servono e ne ho approfittato per raccogliere anche le tenere foglie nuove da cucinare.

una distesa di buon enrico(Chenopodius bonus enricus)

Il buon enrico è detto spinacio di montagna e rispetto agli spinaci dell'orto ha un gusto più dolce. Contiene anche lui, come quello ortivo, acido ossalico, per cui è meglio mangiarlo cotto in quanto gran parte di questa sostanza viene eliminata con la cottura. In conpenso ha circa tre volte più vitamine e sali minerali degli spinaci normali.



Ed ecco il mio piatto preferito col buon enrico, le creps.
Queste creps sono fatte col grano saraceno: io avevo scoperto nei miei esperimenti che sono buonissime e più adatte di quelle di farina di grano ai piatti rustici come questo, poi ho visto girando su internet che in tante zone della Francia, in particolare in Bretagna, per i piatti salati le creps si fanno appunto così e vengono chiamate gallettes, mentre quelle con la farina di grano solitamente si usano per le preparazioni dolci.


Ingredienti (per 8-10 crepes):

260 gr di farina di grano saraceno
540 ml di acqua
2 uova
un cucchiaio d'olio
un cucchiaino di sale

per il ripieno:

mezzo kg circa di buon enrico
una tazza grande di besciamella
100 gr di toma d'alpeggio
burro: qb
sale




Prendete una ciotola e mettete la farina di grano saraceno, il sale, unite l’acqua a filo e mescolate in continuazione con una frusta in modo che non si formino i grumi.
Aggiungete anche l’olio e le uova e mescolate bene.
Fate riposare la pastella per almeno due ore in frigo prima di usarla.
Scaldare una padella e ungerla con pochissimo burro o olio. Versatevi mezzo mestolo di impasto spargendolo bene in modo che la crepe risulti molto sottile. Quando si stacca facilmente dalla padella giratela con una palletta.  Man mano che le cuocete impilate le crepes su un piatto.
Lessate il buon enrico (fate attenzione a non scuocerlo, cuoce molto velocemente) e salatelo, potete eventualmente anche saltarlo in un pò di burro per esaltarne il sapore.
Scaldate la besciamella in un tegamino, mescolatela con il buon enrico.
Tagliate il formaggio a dadini.
Ora prendete una crepe, spalmatela per metà con la besciamella, sopra la quale metterete del formaggio. Ripiegate la metà della crepe su cui non avete messo niente sull'altra.
Ripetete quest'operazione con tutte le crepes, mettendole man mano in una pirofila leggermente unta.
Cospargetele con piccoli fiocchetti di burro e mettetele in forno a gratinare per circa 20 minuti a 180°.
Questa ricetta si può realizzare anche sostituendo al buon enrico della barba di becco o delle ajucche.




domenica 26 luglio 2015

Dune



Come sapete io adoro le piante delle dune. In questa spiaggia a Marina di Bibbona sono capitata per caso, decidendo di partire all'ultimo minuto, da un giorno all'altro perchè ero sfinita dal caldo e dalla bronchite. Il mare a dire il vero è più belle in altre spiagge della zona, ma qui ho scoperto queste dune tenute benissimo.




Camminando sulla riva ho pensato "guarda che bel giardino hanno fatto in questa spiaggia", poi, andandolo a vedere da vicino, ho scoperto che era semplicemente la vegetazione spontanea delle sabbie.


giglio di mare (Pancrathium maritimum) e euforbia marittima (Euphorbia paralias)


Non capisco proprio quelli che continuano ad ostinarsi a voler fare prati all'inglese al mare, o a mettere ingiardino tutte piante esotiche, che poi sfuggono alle coltivazioni e soffocano la vegetazione autoctona, quando si potrebbero fare giardini stupendi con le nostre piante.

Qui non c'è una grande varietà di piante, ma il pregio di quest'area è che per fortuna non si sono ancora diffuse infestanti alloctone come in altre aree protette della costa, ad esmpio a Migliarino o a
Lido di Classe.


Guardate che bella anche la vegetazione mediterranea alle spalle delle dune, così fitta e rigogliosa!


eringio(Eryngium maritimum)

Molto numerosi sono i gigli di mare (Pancrathium maritimum), che erano fioriti proprio quando sono andata, l'euforbia marittima (Euphorbia paralias), che io adoro, e l'eringio(Eryngium maritimum).


sabato 21 febbraio 2015

Hamamelis


i miei piccoli Hamamelis "Aurora", "Livia" e "Pallida"

Eccomi ritornata al mio blog dopo tantissimo tempo in cui non riuscivo più a scrivere.
Nel frattempo ho traslocato, anche il vivaio, e ho iniziato a coltivare altre piante, in particolare piante per i giardini d'inverno, perchè qui l'inverno è lunghissimo e grigio e si sente molto la necessità di qualcosa che lo rallegri: bacche e cortecce colorate e i rari fiori invernali, solitamente piccoli e profumatissimi.
Proprio il loro profumo è stupendo, perchè porta l'emozione della primavera nel cuore dell'inverno. I primi a fiorire sono il calicanto e l'evonimo, in dicembre e il raro prunus subhirtella autumnalis, poi da gennaio gli hamamelis e i viburni ed in febbraio la lonicera fragrantissima e la dafne.


Oggi, anche se pioveva, sono andata a visitare il Giardino degli Hamamelis del dott. Cammarano a Borgomanero, per chiedergli alcune informazioni e deliziarmi della vista del suo magnifico giardino.
Non potevo andare in un altro momento(anche se il giardino è visitabile negli ultimi due fine settimana di febbraio e nel primo di marzo), e così siamo andati sotto la pioggia: tutto grondava acqua e le foto non sono granchè, ma in compenso il giardino era tutto per noi.





La disposizione è fatta a stanze, divise da archi, siepi, portali: ogni volta che ne oltrepassi unorimani stupito dalla sorpresa.


Tutti i particolari sono incredibilmente curati: panchine, statue, mangiatoie per uccellini, una vasca d'acqua(dove io rischio di cadere tutte le volte perchè mi distraggo a guardare le piante e non vedo dove metto i piedi), piccole tettoie che riparano  poltroncine di vimini.

Gli uccellini gradiscono molto il cibo appeso dentro retine attaccate ai rami degli alberi, e ce n'è un gran numero di tante varietà.






Oltre agli hamamelis ci sono belle collezioni di agrifogli, aucuba, salici e cornus.


sullo sfondo, coi rami rosati, la mia preferita: Acer conspicuum 'Phoenix'


Il dott Cammarano è molto gentile e competente, il giardino assolutamente delizioso.

Questi sono invece i miei piccoli Hamamelis sotto la neve.


Hamamelis "Pallida"

Hamamelis "Aphrodite"

Hamamelis "Diane"


la neve sul mio vivaio

lunedì 28 ottobre 2013

I fricioi alle erbe spontanee



Noi associamo la racolta delle erbe alla primavera, ma come vi ho già detto anche in autunno ne rispuntano tantissime, anzi gran parte delle sementi cadute in estate germoglia in settembre, e le erbette possiamo raccoglierle ora.
Quest'autunno così caldo, andando a fare un giro per prati, campi e uliveti, potete facilmente trovare la silene, il caccialepre, i papaveri, il crespigno, il cardo campestre, la borraggine, oltre alle solite malva e ortica.
Per preparare in maniera insolita tutte queste erbette ecco una ricetta stupenda, che non conoscevo neanch'io, inventata da Cristiana della Terra di Mezzo, un'agriturismo vicino a Castellamonte, sulle colline ai piedi della Bella Addormentata .

l'orto, con vista sulla pianura piemontese

Cristiana è bravissima, si diverte a rielaborare ricette tradizionali o a metterne a punto di nuove con una creatività notevole, usando le erbe spontanee in maniera sempre appropriata. La presentazione dei piatti è curatissima e fantasiosa, la quantità di ogni preparazione non eccessiva, così che non mangi troppo, ma ti diverti ad assaggiare tutte le raffinatissime portate. Fra l'altro non è gelosa delle sue ricette, e mi ha dato quelle che le ho chiesto.
Io adoro le chenelle alla borraggine (poi vi darò la ricetta anche di quelle), le creps, le lasagne e le zuppe di erbe.


Il pane e le fragranti focacce li fanno loro, come anche la birra nel microbirrificio, le composte di frutta e le varie conserve di verdura, tutte con ingredienti autoprodotti o comprati dai vicini e accuratamente selezionati.


Carne e formaggi provengono da allevamenti al pascolo, e Ivan ha messo a punto con gli allevatore formaggi e salumi con la sua birra.

Purtroppo quest'estate non ho pensato di fotografare i vari piatti, ed ora ho poche cose da farvi vedere.



Veniamo ai fricioi, frittelline leggermente croccanti e non unte.

ingredienti:
1kg di erbe miste (biete selvatiche, ortiche, malva, papavero, silene, buon enrico...a seconda della stagione), o anche di una sola varietà
3 uova
un bicchiere di latte
farina
un cucchiaio di parmigiano grattugiato
mezza bustina di lievito istantaneo
un pizzico di saporita (misto di spezie Bertolini)
noce moscata
olio per friggere, sale, pepe

Lessate le erbe, strizzatele, tritatele e aggiungete le uova, un pizzico di noce moscata grattugiata, sale , pepe, un bicchiere di latte, il parmigiano, il lievito e il misto di spezie. Aggiungete tanta farina quanto basta per ottenere un composto non troppo molle, eventualmente aggiustatelo con un altro po' di latte. Dev'essere di una consistenza tale che, messo nell'olio a piccole cucchiaiate, formi delle frittelline di circa 1,5 cm di spessore: la prima volta vi conviene fare qualche prova per capire qual'è la giusta morbidezza.
In una padella capiente scaldate l'olio e buttate a cucchiaiate le frittelle. Giratele e friggetele da entrambi i lati. Asciugate la frittura su carta paglia e servite.

Cristiana a una lezione della fattoria didattica

lunedì 16 settembre 2013

La marmellata di corniole



Molti di voi probabilmente non conoscono i cornioli, arbusti o piccoli alberi della nostra flora che crescono al margine dei boschi, nelle siepi, nelle radure e prediligono in particolare le sponde dei ruscelli. In primavera si ricoprono di piccoli fiorellini gialli ed in quel momento è facile individuarli nella vegetazione ancora tutta a riposo.
In agosto o settembre (ci sono piante più precoci ed altre più tardive) maturano frutti rossi simili a piccole olive. Da crudi questi frutti sono aspri e allappano, tranne quando sono molto maturi e assumono un colore rosso scuro. Il sapore dei frutti cambia molto da pianta a pianta, io ne ho trovato uno che li fa buonissimi, ma se ne riescono a raccogliere pochi perchè è sul bordo della riva di un ruscello e sotto ci sono tutti rovi. Quest'autunno mi farò le talee.
Fare la marmellata di corniole, se si conoscono alcuni accorgimenti, è meno laborioso di quello che si possa pensare. A me ha insegnato la mia amica Sabrina, vera esperta di marmellate di frutti di bosco. (se andate al link ho lasciatoquesto post, ma niente di quello che vedrete purtroppo esiste più: la Sabrina ha ceduto l'agriturismo per problemi col socio e non fa più le marmellate e mio padre è morto).


Ma torniamo alla nostra marmellata: innanzi tutto le corniole non si raccolgono una ad una, ma si mette un telo sotto l'albero e si scuote con delicatezza per farle cadere, sistema che accellera notevolmente i tempi. E' importante non scuoterlo con forza, ma leggermente, perchè così non si danneggia l'albero e inoltre cadranno soltanto le corniole ben mature.
Sabrina poi le lascia per un giorno stese all'ombra ad addolcirsi, ma siccome quelle che ho raccolto quest'anno erano molto mature non l'ho fatto. Non mettetele comunque assolutamente al sole una volta raccolte, diventano molli subito, ma rimangono aspre.
Lavate le corniole, mettetele in una pentola con pochissima acqua e fatele bollire finchè non iniziano a spaccarsi: a questo punto prendete un colino grande a maglie larghe, che siano di poco più piccole dei semi delle corniole, e passatele, prima mescolando con un cucchiaio e poi aiutandovi con una mano, premendole contro la rete del colino e stringendole nel pugno.



Per passarle meglio potete verso la fine mescolarle con un pochino d'acqua.
Rimettete la polpa passata sul fuoco e fate addensare rapidamente alla giusta consistenza, mescolando spesso. Aggiungete lo zucchero, in questo caso io ne metto un pò più del solito, circa 300 o 400 grammi per kg, fate voi come vi piace di più, mescolate, spegnete il fuoco e invasettate. Io sterilizzo i vasetti mettendoli in una pentola d'acqua, avvolti in teli perchè non si rompano sbattendo tra loro, e facendoli bollire per 25 minuti.
Questa marmellata si può usare sul pane con un buon burro d'alpeggio o come salsa per accompagnare carni e formaggi.