Non è che voglia copiare cucinoingiardino, ma anch'io
ho delle piante di uva fragola che non piace a nessuno. E non la posso neanche regalare perchè qui a Vidracco ne hanno tutti, pare che in questa zona ci fosse l'usanza di piantare queste viti in tutte le case. Le mie viti crescono su una pergola deliziosa, fresca anche nelle giornate più afose, sotto la quale abbiamo mangiato tutta l'estate. Ora lasciar cadere in terra e marcire l'uva ci sembrava un'offesa così abbiamo deciso di fare il mosto, cosa che ha richiesto decisamente più tempo del previsto. L'abbiamo poi messo in un pentolone sulla stufa a legna, che per le cotture lente è l'ideale, finchè si è ristretto di metà. Un tempo in Romagna, dove sono cresciuta, il mosto veniva molto usato per dolcificare le marmellate, perchè lo zucchero costava troppo e tanti contadini non si potevano permettere di comprarlo, così è nata questa ricetta, differente dalla mostarda che si conosce e molto buona.
Nel mosto ristretto si metteva a cuocere tutta la frutta con un'ammaccatura o comunque non perfetta, che non si sarebbe conservata per l'inverno: indispensabili le cotogne, poi mele, pere, nespole, fichi e tutte le varietà che c'erano a disposizione in questa stagione ed anche la frutta secca, noci e nocciole, che rendono particolare questa preparazione. Così da un'esigenza di risparmio e non spreco è nata una marmellata buonissima.
Sempre con il mosto si faceva anche un budino, un pò differente da quello dell'Emilia, con il pangrattato invece della farina e con i semi di finocchio. Poi parte del mosto si faceva restringere proprio tanto, in modo che si conservasse, e si otteneva la saba, una preparazione antichissima che si usava per condire le verdure, ad esempio i fagioli, invece dell'olio e per bagnarci i tortelli dolci (ma qulla dei tortelli dolci è una storia troppo lunga che vi racconterò in primavera, quando è il momento in cui si fanno).
Io non avevo il tempo per cercare tutta la frutta occorrente per la marmellata che vi ho raccontato, e così l'ho fatta con le mele degli alberi che crescono nel prato della vicina,che mi ha detto di prenderle, siccome lei non le raccoglie. Quelle della foto ovviamente non sono le mele della vicina, ma di un banchetto alla fiera di Guastalla, perchè non sono ancora abituata a tenere il blog e mi sono dimenticata di fotografare le mie prima di usarle.
Sempre con il mosto si faceva anche un budino, un pò differente da quello dell'Emilia, con il pangrattato invece della farina e con i semi di finocchio. Poi parte del mosto si faceva restringere proprio tanto, in modo che si conservasse, e si otteneva la saba, una preparazione antichissima che si usava per condire le verdure, ad esempio i fagioli, invece dell'olio e per bagnarci i tortelli dolci (ma qulla dei tortelli dolci è una storia troppo lunga che vi racconterò in primavera, quando è il momento in cui si fanno).
Io non avevo il tempo per cercare tutta la frutta occorrente per la marmellata che vi ho raccontato, e così l'ho fatta con le mele degli alberi che crescono nel prato della vicina,che mi ha detto di prenderle, siccome lei non le raccoglie. Quelle della foto ovviamente non sono le mele della vicina, ma di un banchetto alla fiera di Guastalla, perchè non sono ancora abituata a tenere il blog e mi sono dimenticata di fotografare le mie prima di usarle.

Naiade sei fantastica!!!! Mi piace un sacco così tutto scritto in prima persona, semplice e ricco di esperienza ed emozioni. Brava!!
RispondiEliminaRucola
capitato, per caso, nel tuo sito, ho avuto modo di "gustare" la tua pagina....Ritornerò quanto prima....Complimenti per il tuo sito ! Mario Schepis
RispondiEliminaanch'io sono entrata nel tuo blog per caso e mi hai incantata con il tuo modo di "parlare". Passerò spesso per sognare un poco di più....
RispondiElimina